Questo commento è stato lasciato alle ore 15:11 di ieri da Barbara su un post precedente. Ci sembra il miglior commento al trailer del film Homo Fobicus, realizzato da Arcilesbica XX di Bergamo, da Cinefreak Bergamo e dai Giovani comunisti (compaiono tra l'altro vari attivisti di Orlando), che vi invitiamo ad andare a vedere.
Vedete un po' a che servono le nostre mobilitazioni. Il fatto che vi sto per raccontare risale a 2 ore fa, il dolore mi spacca il cuore, e davvero a volte vorrei crepare per non vederli più. Ricevo una telefonata da un'agenzia interinale di Brescia (via Corsica), li avevo contattati 1 anno fa, gli avevo detto che sono una trans, e loro mi hanno mandata affanculo. Oggi, evidentemente, se ne sono dimenticati, nel loro database avevano una Barbara A., e mi hanno chiamata perché una ditta schiavista della mia zona (quella del video homo fobicus, per intenderci) aveva bisogno di personale per dopodomani. Con la signorina ho parlato per un quarto d'ora, ha sentito la mia voce che non è proprio da donna, ma lei sul terminale aveva Barbara e allora non ci ha fatto caso: parlava con una donna dalla voce profonda. Be', mi ha dato appuntamento per domani, "per definire gli ultimi accordi e fare le fotocopie dei miei documenti," ha aggiunto. Io le ho detto: "A proposito, sui miei documenti non c'è scritto Barbara. Io sono una persona transessuale." E lei: "Ah! Ma va al lavoro coi tacchi a spillo e la parrucca?" E io: "Ma no! Ma che c'entra? Io..." E lei: "Guardi, facciamo così, telefono alla ditta, glielo dico e poi la richiamo per farle sapere" E io: "No, non ce n'è bisogno, non..." "Buongiorno," e mi ha attaccato il telefono in faccia. Pensate che mi richiamerà per dirmi di andare a firmare il contratto? Io intanto adesso sto piangendo lacrime di rabbia: infami, infami, infami! Ho visto il video Homo fobicus: sono morti, sono morti, sono morti! I morti ci giudicano... Ma in quale cazzo di incubo siamo finiti?... Non voglio riguardare quello che ho scritto, non me ne frega niente dello stile: voglio solo che non si fottano la mia vita. Barbara.
Vedete un po' a che servono le nostre mobilitazioni. Il fatto che vi sto per raccontare risale a 2 ore fa, il dolore mi spacca il cuore, e davvero a volte vorrei crepare per non vederli più. Ricevo una telefonata da un'agenzia interinale di Brescia (via Corsica), li avevo contattati 1 anno fa, gli avevo detto che sono una trans, e loro mi hanno mandata affanculo. Oggi, evidentemente, se ne sono dimenticati, nel loro database avevano una Barbara A., e mi hanno chiamata perché una ditta schiavista della mia zona (quella del video homo fobicus, per intenderci) aveva bisogno di personale per dopodomani. Con la signorina ho parlato per un quarto d'ora, ha sentito la mia voce che non è proprio da donna, ma lei sul terminale aveva Barbara e allora non ci ha fatto caso: parlava con una donna dalla voce profonda. Be', mi ha dato appuntamento per domani, "per definire gli ultimi accordi e fare le fotocopie dei miei documenti," ha aggiunto. Io le ho detto: "A proposito, sui miei documenti non c'è scritto Barbara. Io sono una persona transessuale." E lei: "Ah! Ma va al lavoro coi tacchi a spillo e la parrucca?" E io: "Ma no! Ma che c'entra? Io..." E lei: "Guardi, facciamo così, telefono alla ditta, glielo dico e poi la richiamo per farle sapere" E io: "No, non ce n'è bisogno, non..." "Buongiorno," e mi ha attaccato il telefono in faccia. Pensate che mi richiamerà per dirmi di andare a firmare il contratto? Io intanto adesso sto piangendo lacrime di rabbia: infami, infami, infami! Ho visto il video Homo fobicus: sono morti, sono morti, sono morti! I morti ci giudicano... Ma in quale cazzo di incubo siamo finiti?... Non voglio riguardare quello che ho scritto, non me ne frega niente dello stile: voglio solo che non si fottano la mia vita. Barbara.
postato da: ArcigayOrlando alle ore 22:03 di giovedì, 03 luglio 2008 | Permalink | commenti
categoria:omofobia, transgender, transfobia
categoria:omofobia, transgender, transfobia










Ormai ci siamo. Domani tutti coloro che si riconoscono in una società libera e democratica si ritroveranno a Bologna insieme al popolo lesbico, gay, bisessuale e transessuale per il Pride nazionale 2008. Un’occasione che, come sempre, solleva le critiche dei benpensanti di ogni colore e scatena polemiche pretestuose ed ipocrite. Ci si accusa di ostentare la nostra sessualità, di essere eccessivi, di non rispettare la sensibilità del popolo italiano. Ci si chiede sobrietà, invocata da mille pulpiti come condizione essenziale per una manifestazione degna di attenzione. Noi parliamo di diritti e le uniche risposte che riceviamo sono richieste di garanzie sul nostro vestiario. Ma basta accendere la tv o sfogliare una qualsiasi rivista per comprendere quanto sia ostentata e commercializzata la sessualità e quanto sia banalmente mercificato il corpo femminile. Si pretende da noi un atteggiamento da educande mentre si sorride compiaciuti di fronte a ben altre ostentazioni. Due pesi e due misure. Non sarà che polemizzando sulla forma si vuole nascondere la sostanza: i temi e le rivendicazioni che ci spingono a scendere in piazza? Noi continuiamo a riproporre con forza i nostri valori: la dignità delle persone e delle famiglie omosessuali, la parità di ogni cittadino di fronte alla legge e la laicità della nostra Repubblica. Se una parola può essere aggiunta allo slogan questa parola deve essere libertà. Ognuno deve sentirsi libero di venire al Pride come meglio crede. Perché più saranno le diversità presenti in questa giornata più sarà possibile la costruzione di una società del rispetto e della solidarietà, dove il diritto non sia più schiavo dell’ideologia ma al servizio di tutti i cittadini.
Gli appuntamenti dei Pride - quello di Milano del 7 Giugno e quello nazionale di Bologna del prossimo 28 Giugno - vedono sfilare i comitati lombardi di Arcigay, compresi noi di Orlando, con un carro ispirato all’arca di Noè dal titolo: “omosessuale è naturale”. L’obbiettivo è colpire l’erronea e ideologica ostinazione di chi continua a considerare contro natura la nostra condizione di vita. Forse non tutti sanno che l'omosessualità è attestata in più di 1500 specie animali. Anche fra autentiche icone della virilità, come i bisonti americani, i rapporti omosessuali sono più comuni di quelli etero. I maschi dei trichechi sono bisex: etero durante la stagione degli amori, omo nel resto dell'anno. I delfini sono generalmente bisessuali, ma vivono periodi di esclusiva omosessualità. Nelle balene grigie le interazioni omosessuali sono abbastanza frequenti. I cigni neri hanno addirittura risolto il problema della maternità: può accadere che un partner della coppia omo si riproduca per appropriarsi dell'uovo e incubarlo poi con il compagno. Un comportamento osservato anche nei fenicotteri. Potremmo continuare a lungo. Tuttavia una cosa è certa: nel mondo animale non si riscontra alcun fenomeno di castità. Che cosa appare allora contro natura? L'argomentazione che l'omosessualità sia inaccettabile perché innaturale viene facilmente confutata dalla scienza. La riproduzione non è l'unico scopo delle attività sessuali del mondo animale, uomo compreso. D’altronde già da tempo l’omosessualità è considerata a livello scientifico variabile naturale del comportamento umano. Quando la ragione prevarrà sul pregiudizio?
herà il riconoscimento dei diritti ancora negati ad una vasta fetta di popolazione italiana. L’acuirsi delle violenze verbali e fisiche nei confronti delle persone lesbiche, gay e trans, il disprezzo dimostrato da alcuni rappresentanti pubblici, l’assoluta mancanza di volontà di ascolto delle nostre proposte e il rifiuto al dialogo, la mancanza di laicità nelle Istituzioni, gli attacchi al corpo delle donne, le continue ingerenze nella politica italiana da parte della gerarchia vaticana si sommano nella creazione di un clima che non può che preoccuparci. Per la prima volta la stagione dei Pride italiani verrà aperta in contemporanea nelle due capitali, Roma e Milano, gemellate sabato 7 giugno, in preparazione del grande Pride nazionale di Bologna del 28 giugno. A Milano, con lo slogan ironico “…ma non togliamo il disturbo!” quanti si riconoscono in una società libera e rispettosa delle differenze e della dignità di tutti i suoi componenti, manifesteranno accanto a chi quotidianamente vive sulla propria pelle le difficoltà e l’emarginazione causate da una strisciante cultura egoista, omofoba, machista e discriminante, con le parole d’ordine: parità, dignità e laicità. L’appuntamento per tutti è domani a Milano, alle ore 16 in via Palestro.
E' finalmente giunto il momento dei Pride, siamo incavolati per i diritti ancora negati dopo che nella maggior parte dei paesi europei vengono riconosciuti.